|
|||
rassegna |
|||
Questo assolo è stato creato ed è andato in scena in Ottobre 2011 a Wellington e a Christchurch (New Zealand), per il Body Festival di danza e teatro fisico. In questa occasione Juliet ne presenta una sintesi appositamente riadattata.
Lavoriamo attorno a ciò che è richiesto per dialogare in un incontro tra danza e musica ogni volta diverso, attorno all'intento di costruire un'intesa, nel reale e nell'immaginario.
La nostra realtà è fatta di immagini che ci giungono attraverso “schermi” multiformi che rafforzano un rapporto con il mondo sempre più indiretto e mediato. In questo scenario denso, affollato, il corpo senziente ci lancia messaggi: soggetto esigente, esplora, ascolta e si attiva per scandagliare con i sensi, la proprietà delle cose. In Bodhi il corpo diventa una porta di accesso al senso delle cose, verso una dimensione che ne rivendica la forza vitale e creativa.
Perché e come ricreiamo il rituale della performance? Posso iniziare descrivendo il modo in cui reagisco a ciò che penso, alle emozioni, all’immaginazione. Posso decidere, seguire me stesso o le descrizioni degli altri in un’invenzione che non vuole mai fermarsi. Vorrei poter seguire col movimento anche i desideri e le visioni di chi mi guarda. La descrizione dell’attimo che cambia in un flusso in cui parole e danza sono forme diverse di un unico pensiero.
Il titolo del lavoro, se da un lato riflette una delle attuali visioni della danza di Favale, apre anche a suggestioni in cui, fra le pieghe dei movimenti dei danzatori, è possibile scorgere figure fantastiche. Su questa suggestione viene tracciata una sorta di fiaba legata a un mondo arcaico, naturalmente immaginario.
Con questo assolo ho voluto alterare le gestualità familiari, ordinarie. Il corpo si muove su equilibri interni, coreografati attraverso una mappatura molto precisa che alterandosi determina una vertigine. La danza segue così un andamento ritmico: movimenti orientati e pause inquiete di riassestamento delle direzioni.
In questo assolo il discorso coreografico del corpo si evolve in stretto rapporto con la musica di J. S. Bach. È un approccio al famoso clavicembalo ben temperato in cui Maria Munoz integra la danza tra preludi suonati dal vivo e fughe danzate in silenzio. La presenza del performer si avvale di una raffinata abilità fisica di puro movimento.
Perché e come ricreiamo il rituale della performance? Posso iniziare descrivendo il modo in cui reagisco a ciò che penso, alle emozioni, all’immaginazione. Posso decidere, seguire me stesso o le descrizioni degli altri in un’invenzione che non vuole mai fermarsi. Vorrei poter seguire col movimento anche i desideri e le visioni di chi mi guarda. La descrizione dell’attimo che cambia in un flusso in cui parole e danza sono forme diverse di un unico pensiero.
"Prima Conversazione con Derek Jarman"
Suite-Hope parte da una riflessione e da alcune domande legate al tema della speranza e della sua attualità nella realtà contemporanea. L’indagine inizia con un esodo, la partenza verso un altro luogo di esistenza possibile. Lo sforzo si concentra nel vedere il mondo in movimento, in una prospettiva di evoluzione che offra l’opportunità di ricreare se stessi, cambiare, perfezionarsi, oppure, inevitabilmente, cadere. Informazioni biglietti: Info lab: |
|||
| laboratori intensivi e Jam
durante la rassegna DINAMICHE SCOMPOSTE 18-27 Novembre 2011 cuore e corpo della Contact Improvisation Venerdi 18 ore: 18.00-21.00 Sabato19 e Domenica 20, Novembre ore: 10.00-13.00 e 14.00-17.00 compagnia Mal Pelo (SPAGNA) Giovedi 24 e Venerdi 25, Novembre ore: 10.00-14.00 Riscaldamento con Charlotte Zerbey e altri insegnanti e musicisti ospiti Sabato 26, Novembre ore: riscaldmento 10.00-11.30 jam 11.30-13.00 - riscaldamento 14.00-15.30 e jam 15.30-17.00 |
|||
|
|||