40.000 CENTIMETRI QUADRATI


di e con Claudia Catarzi

lavoro selezionato per "Visionari/Kilowatt Festival 2014" e per la Vetrina XL 2015

Nel solo un corpo che si muove, direttamente e semplicemente un corpo spoglio, ridotto all'essenziale, nel suo non portare in scena alcun personaggio, nel suo vestire comodo e quotidiano, nell'abitare uno spazio decisamente limitato.
Si tratta di ri-chiedersi cosa, nell'essenzialità di tutto ciò che è l'ambiente o una storia da raccontare, riesce ancora a risiedere nel corpo soltanto e nella sua danza.
Da qui sono partita, con questo grande desiderio di riscoprire cosa il corpo e il movimento da soli possono ancora restituire, con la loro incondizionata onestà lasciando che l'idea risieda nel movimento, nella possibilità di fascinazione che sta nella concentrazione dell'atto e nondimeno nel parlare il linguaggio stesso della danza.
Ho voluto lavorare per trovare dentro un limite preciso l'accessibilità a condizioni impossibili altrimenti, l'apertura di panorami speciali nati proprio dall'ammissione di quel limite. Ho voluto scoprire la duttilità del corpo nel risiedere in spazi specifici, in condizioni dettate da parametri alterati.
Sono estremamente affascinata dal rigore che richiede il "condurre" un mezzo –quale è il corpo - tanto limitato a se stesso e alle imprescindibili leggi fisiche che lo governano, e dal vedere come al contempo esso stesso sappia diventare strumento incredibilmente plasmabile se costretto ad abitare nuovi luoghi.
Un esperimento che, seppur nella finzione, porta in sé qualche reminiscenza di vita reale. Forse la cosa chiamata capacità di adattamento.
Quando non è uno spazio adeguato ad appartenerci, forse può esserlo il tempo che ci spendiamo dentro. Un tempo che fluisce ciclico e monotono proprio dentro il quale si può ricordare un ritmo. Il ritmo che in altre parole è il risultato della concatenazione degli eventi, ciascuno dei quali portatore del proprio segno particolare di tempo.
E' tra il tempo che si svolgono gli eventi, che le vicissitudini s'inseguono l'un l'altra, che la transitorietà degli accadimenti prende vita ma non per questo acquista sempre senso.
A questo punto, mi chiedo se forse a volte camminare avanti o indietro in questo filo di tempo possa essere lo stesso, se qualcuno possa mai accorgersene, se davvero esista la possibilità di riconoscere la direzione.


by Claudia Catarzi
Lighting design Massimiliano Calvetti
Production Company Blu with the support of MiBac and Tuscany Region
selected for “Visionari/Kilowatt festival 2014” and Vetrina XL 2015 the video promo is shortlisted at "IDILL/Charleroi danses"

A body in movement, simply put, a bare body, stripped to the essentials, in not-bringing to stage any character, in everyday comfort dressing, in occupying a decisively limited space.
It is about re-assessing what, as the very essence of all that is the environment or a story to be told, manages to still reside in the body or within its dance.
From here I began, with this grand desire to rediscover what it is that solely body and movement can still restore, with their unconditional honesty, allowing the idea to reside in movement, with the potential of fascinating what is in the realm of the act and yet speaking the same language of the dance.
I wanted to work to find a precise limit within to access otherwise impossible conditions, the opening of special landscapes born simply from the acknowledgement of that limit.
I wanted to discover the adaptability of the body in residing in specific spaces, in conditions imposed by modified parameters.
I am extremely fascinated by the severity required when “conducting” a means – such as the body- so limited to itself and the inevitable law of physics by which it is governed, and at the same time seeing how the body knows how to become an incredibly malleable instrument if obliged to inhabit new places.
An experiment which resonates with real life, even if fiction. Perhaps this is known as adaptability.
When the space to which we belong is not appropriate, perhaps the time we spend in it might be so. Time flowing cyclically and monotonously, within which we can recall a rhythm. A rhythm which is in other words the result of the concentration of events, each of them bearing a peculiar mark of time.
It is within time that events take place, that vicissitudes run after one another, that the transition of occurrences takes shape but does not necessarily acquire sense.
At this point I ask myself if taking two steps forwards or backwards in this thread of time can be just the same, whether anybody can ever recognize that, whether the possibility of recognizing the direction exists.


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