DIALOGHI A DISTANZA

Intervento per la giornata internazionale della danza - 29 Aprile, 2020
(Questi pensieri di Alessandro e Charlotte sono stati annotati durante l’Emergenza sanitaria per Covid 19, durante il periodo in cui l'intero Paese è stato bloccato per vari mesi).

Alessandro Certini

L’incipit ricorrente di ogni nostra interazione interpersonale, oggi è: “mantenere la distanza di sicurezza”, e sarà così per qualche tempo, forse. In ogni caso, probabilmente dovremo imparare di nuovo a “guidare il corpo” su nuovi percorsi.
Forse non è un’occasione del tutto sprecata. Potrebbe non essere un “dovere” inutile. In fondo a questa nuova condizione potrebbe nascondersi un’opportunità diffusa, un’esperienza fisica collettiva e quotidiana, una giocosità interessante pure. Bisogna essere pronti e soprattutto ottimisti.

Certamente le nuove misure della distanza sociale ci costringono a riflettere sul valore della prossimità e della vicinanza, ed è interessante perché la Danza, non solo quella della scena, vive proprio di questo, un essere dinamico nello spazio, in stretto rapporto di contatto e presenza attraverso il movimento. Questo dialogo, paragonabile a una scrittura/pittura dei corpi nello spazio: è danza.

La situazione attuale ci ha mostrato come tutti siamo poco “attrezzati” a rinunciare al contatto, evidenzia le difficoltà di immaginare così all’improvviso un modo di comunicare che non coinvolga tutti i nostri sensi. C’è una “normalità” che oppone una naturale (anche biologica) resistenza.
Risulta difficile dare significato ai gesti sperimentando un nuovo gioco drammaturgico della distanza, inventarsi un nuovo rapporto con il tempo e con lo spazio, in modo poco intuitivo, che privilegi l’antitesi di ogni gesto, il controllo negativo di ciò che ordinariamente punta a colmare le separazioni: siamo felici di essere individualmente liberi, se e solo se abbiamo la possibilità reale riunirci ed entrare in contratto con gli altri. Diversamente siamo solitudini, assenza.

La presenza fisica è fondamentale per la danza e il teatro. Come nella vita, sia pure con focalità differenti, ci sono emozioni che accadono, o riusciamo a creare, solo attraverso un vero rapporto tra presenza, distanza e vicinanza: dipendiamo, è necessario esserci.

Anche se siamo immersi nell’epoca digitale e la nostra cultura è fortemente simbolica, la nostra indole biologica resta essenzialmente fisica, materica, la nostra sensibilità è tuttora analogica. I nostri stessi universi simbologici, le nostre credenze, si sono generate attraverso l’osservazione, la memoria, la realtà ordinaria e straordinaria, ma sempre derivata dalle regole dei sensi e dal loro implicito rispetto. Il nostro rapporto con la realtà è primario ed immediato, dalla nascita alla morte, diretto. Non è immaginabile attaccare un cavo, inserire un codice o premere qualche tasto, per essere presenti. Non può essere la stessa cosa, c’è un prima e c’è un dopo, in continuità, non vi è spazio né tempo in un on/off con il nulla in mezzo, della presenza digitale. L’unica analogia che conosciamo è la già difficile essenza della Contemporaneità. L’unica discontinuità di cui abbiamo esperienza è il sonno, ma tale distanza fisica è comunque colmata dalla dimensione onirica che comunque, per quanto frammentaria e flebile, ricrea continuità, ovvero relazione di contatto: presenza.

Per fortuna la storia e la natura ci insegnano che anche le epidemie passano e che gli uomini tendono a rimanere socialmente legati, vicini, e tendono a ricreare contatto fisico, a riappropriarsi facilmente dell’intimità interpersonale. Ma non sappiamo fino in fondo la storia fino a che a punto voglia spingersi; né sappiamo (almeno noi, oggi) cosa sia l’umanità domani.

Nell’immediato stiamo tutti assorbendo l’urto di questi profondi segni di cambiamento, cercando di capire cosa stia davvero succedendo, con la voglia di continuare a essere responsabili e creativi insieme, riformando un tessuto connettivo sociale attraverso internet, il web come un “contesto” alternativo, anche se non-con-te-sto. Vediamo. La visione dilaga. Anzi, la tele-visione (visione a distanza) rappresenta il miglior surrogato della presenza di cui disponiamo. Il “ci vediamo, o arrivederci” però, preso così alla lettera, sta mostrando anche la distanza tra le parole e le cose. Sta rivelando che l’ovvio non è poi sempre sinonimo di banale. Non basta vedersi. Non è lo stesso vedersi, non è la stessa cosa. È un simulacro della presenza, è un’apparenza, con la sua relativa quota di inganno, di “dipendenza terza”, inautenticità e fragilità. Funzionale, sì. Un gioco è sempre funzionale, sebbene falso. Ed è per la sua funzionalità che reputiamo accettabile questa falsità. Ecco. Stiamo davvero giocando? La risposta a questa domanda è quella che continuamente si presenta e si contraddice. Nella nostra mente. Fino a che punto possiamo farlo? Fino a che punto possiamo approfittare di questa sospensione della realtà della presenza? L’estensione nel tempo, la durata e la frequenza, creano o disgregano forme, le abitudini. Vedremo cosa accadrà, capiremo dopo probabilmente.
Intanto cerchiamo di partire dal possibile, e dal tempo disponibile, che improvvisamente ci appare liberato dalle “ragnatele della quotidianità”.

Tra dubbi e osservazioni, possiamo riflettere sul senso di ciò che adesso è mancante, su ciò che sentiamo assente: questa è la misura dell’essenziale. E ci auguriamo per quando ricominceremo a vederci e a lavorare insieme, in carne ed ossa, che sarà possibile ritrovare rinnovato lo stupore in un gesto della meraviglia del corpo, dando nuovo senso alla sacralità umana del contatto, naturalmente, attraverso la Danza.

  • EN | DIALOGUES AT A DISTANCE | Alessandro Certini

    DIALOGUES AT A DISTANCE

    A piece for international dance day - April 29, 2020
    (These thoughts of Charlotte and Alessandro were jotted down during the Covid 19 crises when the entire country of Italy had been in lockdown for a few weeks.)

    Alessandro Certini

    The recurring incipit of all our interactions today is: "keep a safe distance", and it is and will be so for some time perhaps. In any case, I can think that we will probably have to learn again how to "conduct the body" on new paths.
    Maybe this is not a completely wasted opportunity. A useless "duty". In the end it could hide a widespread opportunity, a collective and daily physical experience, an interesting playfulness. One must be ready and above all optimistic.

    Certainly, the new measures of Distance force us to reflect on the value of Proximity and Distance and it’s interesting because Dance, not only that of the contemporary scene, thrives on this, a dynamic being in space, in close contact.

    The situation shows us how little we are all "equipped" to give up contact and highlights the difficulties of imagining so suddenly a way to communicate that does not involve all our senses. It is difficult to give meaning to gesture by experimenting a new dramaturgical game of distance, inventing a new relationship with time and space that is not very intuitive, which privileges the antithesis of each gesture the negative control of what ordinarily and naturally aims to fill the Separation. Physical presence is fundamental for dance and theater. As in life, albeit with different focuses, there are emotions that happen, or we can create only with a true relationship in presence, between distance and proximity: only being there.

    Even if we are immersed in the digital age, our biological nature is still essentially physical, our sensitivity is still analogical.

    Fortunately, history and nature teach us that even epidemics pass and that humans tend to remain socially linked, close, and tend to recreate physical contact, to easily regain their interpersonal intimacy.

    In the immediate we are all absorbing the shock, trying to understand what is really happening, with the desire to continue to be responsible and creative together, reforming a social connective fabric through the internet, the web as an alternative "context"; In Italian the word “context” breaks into the syllables “con-te-sto” and literally means “I am with you”. We will see. The extension in time, duration and frequency, create or disrupt habits. We’ll see what will happen, and most likely understand later.

    In the mean while let's try to start from the possible time available, freed from the “cobwebs of everyday life”.

    Between doubts and observations, we can in the meantime reflect on the meaning of what is missing now, on what we feel absent, also making us wish for when we will start to see and work together again in the flesh, that is: to renew the amazement of gesture and find the wonder of the body, giving new meaning to the sacredness of human contact naturally, through Dance.

Charlotte Zerbey

La Danza è un’attività che celebra i processi concreti della vita, crea una forma di comunicazione che viene canalizzata dal movimento, incarna lo spazio tra noi e gli altri, arricchisce l'esperienza della vicinanza immediata che si traduce in un profondo senso di gioia e di appartenenza.
La danza-in-contatto può richiamare memorie arcaiche d’intimità, dallo stare nel grembo materno ai giochi d’infanzia, alle memorie di miriadi di attività di movimento e sport, una gamma di sensazioni per cui la vita è inimmaginabile senza.

La Danza, in cui la competenza viene messa in evidenza dalla dedizione, il talento e lo studio, dall’interazione con altri danzatori, con i colleghi e gli spettatori porta spesso alla luce nuove possibilità di creazione. Questa fruizione, per molti di noi è una chiamata alla vita, ed è al tempo stesso un servizio e un beneficio personale.

In questo periodo, praticare la distanza è anche una sfida fisica per tutti, danzatori professionisti e studenti. Trovare un modo di realizzarsi attraverso la danza è molto difficile con la rottura dei rapporti sociali in presenza. La danza può intendersi come un terribile alleato del pericolo, dell’infezione virale?
Quando le attività avranno di nuovo inizio, la prima sfida per ognuno di noi, dal più giovane al più anziano, sarà ovviamente quella di essere responsabili, rispettando la dovuta distanza delle misure di protezione, pur rimanendo creativi nel lavoro. Sarà diverso. Questo virus ci ha cambiati tutti, anche se non siamo stati contagiati fortunatamente.

La “danza a distanza” – ai tempi del Covid 19 – è una danza che evita e non impunta. Ce ne possiamo rendere conto al supermercato, ad esempio. Quando allungo il braccio e la mano per prendere …le uova, capita che qualcuno sussulti, si scansa come fosse colto da una scossa elettrica. E mi devo scusare per aver invaso il suo spazio vitale di protezione.
Tutto ciò porta ad immagini distopiche, dove l’esperienza umana è alterata, riempita da momenti sospesi, con lunghe attese in uno spazio “fra”. Uno spazio dove l’aria stessa è un dilemma, è necessaria ed è potenzialmente pericolosa per la propria salute fisica e per il sostenimento vitale. Lo spazio di sicuro è solo quello personale, rigenerando spesso il nostro fiato sotto una maschera di sicurezza.

Riviviamo anche un accurato controllo dello spazio circostante. Ora la nostra casa sembra che sia un luogo sempre meno stabile, è riorganizzata, è alterata, gli oggetti rivalutati sono palpati e puliti, strofinati con il disinfettante. Ma è sempre meglio evitare di toccarli. Infatti, pulire e filtrare diventano attività che possiamo adottare per curare il nostro ambiente. E nell’andare avanti avremmo bisogno di queste attività ogni giorno con maggior cura tra i locali.

Non è un film di fantascienza, ma un vero futuro, pare, dove gli abitanti di un mondo alterato si prendono molto cura degli spazi abitati anche fuori casa, le strade e le piazze delle città, i boschi, il mare e le montagne... E anche l’aria che circola è diventata più presente. Un richiamo a essere presa in considerazione. Anche le risorse naturali e gli altri animali che condividono con noi il pianeta, sono trasformati. In questo futuro che spero sia più utopico che distopico, mi auguro che l’uomo ridimensionerà i suoi orizzonti spaccati tra consumismo e dominio sconsiderato.

Ogni persona in questo periodo sta diventando più attiva e vigile, a causa delle misure di sicurezza dovute e del tempo “sospeso”. Ma spero che poi diventerà più consapevole e presente anche nelle decisioni su come tenere l’atmosfera pulita da tutti i pericoli. L’ambiente è una priorità suprema che protegge e sostiene la vita, ben oltre il virus Covid19.

L’esistenza è una danza fatta di soluzioni e nuove problematiche ed è per questa ragione che ognuno deve sentirsi responsabile e affrontare in particolare il cambiamento generale.
Con questo senso di responsabilità possiamo tuffarci nell’ispirazione di diverse e nuove danze che ci portano più serene e intense emozioni, sviluppate secondo un migliore ascolto ed empatia.
Quello che ciascuno sperimenta nel proprio ambito può portare a un rinnovamento per tutti. Così è anche per noi artisti performer, nel rapporto con il pubblico. Offrendo le nostre opportunità d’espressione vere, contribuiamo a nutrire la comunicazione e la potenziale creatività dello spirito nella società umana.

  • EN | DIALOGUES AT A DISTANCE | Charlotte Zerbey

    DIALOGUES AT A DISTANCE

    A piece for international dance day - April 29, 2020
    (These thoughts of Charlotte and Alessandro were jotted down during the Covid 19 crises when the entire country of Italy had been in lockdown for a few weeks.)

    Charlotte Zerbey

    Dance is an activity that celebrates the concrete processes of life, creating a form of communication that is channeled by movement, it embodies the space between us and others, enriches the experience of immediate closeness that translates into a deep sense of joy and belonging. Dance-in-contact can recall archaic memories of intimacy, from being in the womb to childhood play, to memories of myriad activities of movement or sport; a range of life sensations that is unimaginable to live without.

    Dance, where competence is highlighted by dedication, talent and study, interaction with other dancers, colleagues and spectators often bring new possibilities for creation.
    For many of us, this enjoyment becomes a life calling, it is both a service and of personal benefit.

    At this time, practicing distance is a physical challenge for everyone, for professional dancers and students. Finding ways to apply oneself through dance is very difficult with the breaking of social ties. In this time Dance can be seen as a terrible ally of danger, of viral infection.
    When the activities will start again, the first challenge for each of us, from the youngest to the oldest, obviously are to be responsible, respecting the due distance of protective measures, while remaining creative in our work.

    The dance of distance (during the Covid 19 crises) is a dance that avoids, and is not obstinate. You might realize this at the supermarket. Like when you reach out your arm to pick up a carton of eggs, for example, and someone jumps and shakes as if they were struck by an electric shock. And you must apologize for invading your neighbors vital living space of protection.
    This leads to dystopian images where the human experience is altered, filled with suspended moments of a space between; a space where the air itself is potentially dangerous for one's physical health and life support. The safe space becomes the personal space, often regenerating our own breath under a safety mask.

    We relive a vicarious control of our surrounding space. Now the house seems to be a place more and more in the making, reorganized, altered, revalued as objects are palpated, cleaned and rubbed with disinfectant. In fact, cleaning and filtering become activities that we can adopt to care for our environment. And as we move forward, we would need these activities every day to take greater care of premises.

    It is not a dystopian science fiction film but a real-life scenario of a future, where the inhabitants of an altered world take care of the inhabited spaces even outside the home, the streets and squares of the cities, the forests, the seas and the mountains... And even the air that circulates becomes more present, a call to be taken into consideration and not only, also the other natural resources and animals that share the planet with us. In this future, which hopefully will be more utopian than dystopian, man may redefine his horizons between consumerism and dreams of reckless domination.

    Every person in this period is becoming more active, due to the security measures to utilize this "suspended" time. But then hopefully everyone will also become more active and present in decisions about how to keep the atmosphere clean from all dangerous toxins. The environment is a top priority that protects and sustains life.

    Existence is a “dance” made up of solutions for new problems and it is for this reason that everyone must face change actively. With this responsibility, we can dive into the inspiration of different and new dances, dances that lead us to profound emotions, for many who will have developed better listening and empathy.
    What each person experiences in his or her own sphere can lead to renewal for everyone. As it is for us performing artists in relationship with our audiences. By offering opportunities for true expression, we help nurture communication and the potential creativity of the human spirit in society.

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